SARA BEVILACQUA [CASTING, ACTING COACH]

Il coaching libera il potenziale di una persona massimizzandone la performance, insegna a imparare, costruisce i tasselli di quella cultura che aiuta a cogliere le proprie possibilità.

Sta tutto qui. Poche parole per significare l’attraversamento di talenti potenziali che aspettano l’occasione giusta. Il mio lavoro di coaching nel cinema e nel teatro mi ha permesso di conoscere la forza generativa che nasce dall’unione di due mondi apparentemente diversi: da una parte il lavoro, la ricerca, l’ideale della perfezione, la riparazione dei difetti, la tecnica, gli orari del treno ripiegati nella tasca del cappotto, le levate invernali; dall’altra l’amore per la scena, per la letteratura e le arti, lo sguardo ammirato per i maestri. E allora ti ritrovi a imparare da questi due mondi, come saltare incessantemente da uno all’altro, e poi di nuovo dove hai cominciato. Mettendoci sempre del “mio”, quello che si è formato sulle assi di un palcoscenico o davanti a una macchina da presa, in mezzo al respiro rumoroso in una sala vuota, quel “mio” che sa di vocazione e caparbietà che mi accompagnano da bambina. Questo lavoro ti fa stare davanti a una linea d’orizzonte senza fine. Su cui corrono velocemente aspirazioni, talenti e desideri, mentre tu sei l’“accompagnatore di viaggio” che deve salvare le potenzialità trascurate o nascoste. Penso non esista mestiere più bello al mondo che scoprire e far brillare il talento dei giovani. Perché se la linea del bello e della creatività è invincibile come la natura, è anche sottile e provvisorio come il filo delle emozioni. Il segreto è tutto qui: nella potenza e nella fragilità di una battuta.